Marrakech Discovery

Ci sono viaggi che fai per dovere, in cui ciò che vedi è volatile, passeggero e mobile di fronte ai tuoi occhi.

Ci sono viaggi che fai per rilassarti, il cui unico scopo è spengere membra e pensieri lontano dal mondo conosciuto.

Ci sono viaggi che sono sempre gli stessi, ogni anno.

E poi ci sono i Viaggi, o almeno i viaggi secondo me!

Dal Marocco ho portato indietro un tappeto, qualche bustina di tè e dell’olio di Argan.

Conservo appeso al collo un ciondolo di diritto conquistato, al mio cuore donato, del continente dal cui richiamo non posso più fuggire…

Conservo ricordi vivi negli occhi, di facce mescolate nel tempo e nello spazio, in etnie variopinte di sguardi sempre profondi, e rughe che raccontano storie di popoli intrecciati tra loro…

I souk marocchini sembrano un continuo gioco del “trova l’intruso”!!!

Conservo il suono del saluto, portato con profondo rispetto e la mano sul cuore, come altre parole dall’accento ameno, imparate a fatica nello spazio dei giorni…

Conservo la musica, le voci, la confusione udita lungo le strade di Marrakech, il “barak barak” dei carretti della medina di Fes…

Gli stucchi della scuola coranica più antica al mondo, a Fez.

Conservo nel cuore lo sguardo profondo, così nero da perderne il senso, del venditore di tè nel suk affollato, del portantino affaticato lungo la via, dei suonatori del deserto: uno sguardo circondato da solchi che paiono quasi volerti raccontare storie di millenni di vita, di popolazioni erranti e cuori impavidi… di te, che ti rifletti nelle loro iridi nere e smarrisci il tuo senso come rapito da tanta profondità…

I souk marocchini sono luoghi in cui bisogna sempre stare attenti per non essere improvvisamente investiti da un carretto di asini o passanti indaffarati…

Conservo sulla pelle il profumo di rosa e argan, mescolato sapientemente a millenni di esperte tecniche per creare la pace, la quiete, la calma…a contrasto con tutto ciò che è fuori…

Conservo ancora tra le dita il senso dei fili tessuti con tanta maestria, e poi le stoffe, e le pelli, e i colori…in un mondo da indossare come un tuffo nell’acqua del mare…

Il momento della preghiera

Conservo nelle narici il profumo multiforme di ogni via, di ogni angolo: un misto di cibo, spezie, oli essenziali, animali, pelle e ancora mille e mille distraenti sensazioni olfattive a richiamare l’attenzione da ogni dove…

Conservo l’energia di un popolo che in tanti hanno l’arroganza di definire inferiore e che invece mostra orgogliosamente un’intelligenza estrema, nella testa e soprattutto nel cuore, tra i veli delle sue donne e l’orgoglio dei suoi uomini…

La terrazza del Museo della fotografia di Marrakech…mai tramonto e tè furono meglio abbinati!

Conservo ancora dei momenti…

Il risveglio a Kerrendou, dopo una notte trascorsa al freddo, nella kasbah immersa in un paesaggio ai confini dell’immaginabile, tra la strada e il deserto, il cielo azzurro e l’attesa di un motore da riparare.

Il risveglio nel silenzio tra le gole del Dades, con l’aria talmente pungente da obbligarci ad indossare guanti e cappello, in un ulteriore paesaggio surreale, che riossigena i polmoni dopo la notte trascorsa in una camera intossicante.

Il risveglio nell’anticamera del deserto, osservando una nuova aurora in silenzio, tra basse dune non abbastanza isolate ma sufficientemente spettacolari, accompagnati dai biscotti avanzati dai bagordi della serata precedente…e poi dal lento dondolio dei cammelli e dal dolore a schiena e fondoschiena mentre il sole sale senza fretta…

Il cibo avvolgente, s’insinua con forza nei nostri palati, li rapisce con tagine improvvisati davanti alle rovine dell’antica Volubilis, o alla piscina dell’hotel nell’anticamera del deserto; ci circonda con fritture miste e panini scovati negli angoli di Marrakech, con chiocciole che attendono ancora di esser mangiate, con couscous di feste tra il nuovo anno e le tende berbere.

Le feste improvvisate: nella fredda kasbah riscaldata dalla musica occidentale: desiderio di cambiare, di piacere, di fondersi gli uni con gli altri. Il pre-cena tra le tende berbere con alcool e stelle, tra barzellette e danze, abbracci e nuovi sorrisi. Le curve dei monti dell’Atlante trasformate in un party ambulante sul pullman tra canti, balli e condivisione di snak!

La grande “Place”, Djema el Fnaa. Patrimonio Unesco per la tradizione orale…unica al mondo e centro dell’Universo!

Conservo mille sorsi di tè: il tè nella fredda Ifrane tra cicogne e case svizzere, quello nel riad di Marrakech al fianco dell’ospitale proprietario, sempre con dolci incomprensibili parole da enunciare con la mano sul cuore e consigli utili sul dove andare; il tè nella sala dell’affollata kasbah alle gole del Dades, e quelli, innumerevoli, di ogni risveglio tra pane e marmellate. Il più bello di tutti, l’ultimo: il tè sulla terrazza del museo della fotografia di Marrakech, dopo aver visto innumerevoli istanti di popoli che solcarono questo paese: un improvviso tuffo per gli occhi tra i tetti della città incantata, in compagnia di persone speciali, in un momento speciale che porto sul cuore insieme al continente che l’ha ospitato.

Conservo il suono dei miei passi lungo le vie della surreale kasbah di Ait Benhaddou: nei suoi vicoli, attraverso i muri di fango e paglia, raggiungere la vetta ed osservare l’orizzonte è solo il traguardo, il premio: la vista del deserto, dell’Atlante, del fiume, della kasbah, di tutta quella immensità…

Conservo fortemente, nel cuore e per sempre, l’insegnamento di una bambina i cui occhi non mi abbandoneranno mai, che con mani esperte intreccia attorno alla mia testa il velo azzurro per proteggermi dal sole e con orgoglio si volta appena finito, per non chiedere, per non ricevere altro che uno Shukran pronunciato con la mano sul cuore…shukran…

Non so come si possa tradurre in parole l’insegnamento ricevuto da questo viaggio, da questo paese, dalla sua gente e da tutti coloro che hanno viaggiato con me…tutte queste parole hanno solo l’aria di una lista di momenti elencati freddamente a caso, eppure nella testa il ricordo è vivo.

Shukran…forse questa è l’unica parola che posso dire…

Se non sai come proteggerti pelle e capelli, puoi sempre chiedere aiuto a qualcuno più esperto di te…Adoro questi momenti!

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