Viaggio in Etiopia – Parte 2 Tigray

Ma è giunto il momento di tornare alle nostre brande coperte solo da un cielo di stelle in riva al fiume… L’indomani abbandoniamo questa inospitale regione etiope per scoprirne un’altra: il Tigrai…

 

Il Tigrai è diverso. Qui ogni tanto passa qualche straniero, visita, si inerpica per le chiese eremitiche, prega e se ne va. Quindi qualche albergo possiamo finalmente concedercelo! Certo: non possiamo paragonarli ai nostri hotel, ma almeno da stanotte avremo delle mura a ripararci dal vento e dagli insetti!

I tigrini sono anch’essi un popolo fiero. Era tigrina l’élite politica etiope da molti anni, pur essendo una minoranza. Hanno case in muratura, hanno bestiame da pascolo e qualche terra da coltivare: di certo non sono ricchi ma appaiono molto più ricchi degli Afar. Dal 2018 però qualcosa è cambiato: la prima presidente donna Sahle-Uork Zeudé e il primo Primo Ministro etiope non tigrino (ma di etnia mista Oromo e Amhara) Abiy Ahmed Ali, hanno deciso di concedere pari diritti (reali, non più solo sulla carta) a tutte le etnie etiopi e questo ai tigrini non va proprio giù. Per questo il Tigrai si trova in lotta sia con gli Afar, sia con tutte le altre etnie presenti in Etiopia (e non sono poche!), “colpevoli” di averli cacciati dal governo.

Sacerdote della chiesa di Mariam Korkor, inerpicata sulle montagne e affacciata su una splendida vallata.

Uscire dalla regione degli Afar per entrare in quella tigrina con autisti di etnia Oromo può essere complicato!!! Ed infatti abbiamo anche assistito ad una scena particolare: in un piccolo villaggio un anziano passante ha rubato al volo, quasi per spregio, gli occhiali da sole al nostro autista che era fermo e col finestrino abbassato. L’autista gli ha quindi urlato di rendergli gli occhiali e in men che non si dica tutto il vllaggio ha circondato la nostra auto urlando contro l’autista. In queste situazioni è fondamentale essere diplomatici ed avere come guide persone altrettanto diplomatiche, altrimenti con tutti quei fucili in mano si fa presto ad esagerare. Ed il nostro autista è riuscito con la sola forza delle parole ad evitare il peggio e addirittura anche a farsi restituire gli occhiali! Non è stato però per me e per i miei compagni di viaggio un momento semplice…abbiamo toccato con mano la tensione della zona, innescata da un semplice paio di occhiali da sole…

Capigliatura elaborata di una ragazza tigrina.

A parte le avventure, il Tigray è la regione delle chiese rupestri e degli antichi eremiti. Ci inerpichiamo quindi più volte tra massi scoscesi, strapiombi, pendii e rocce irraggiungibili, per giungere a queste chiesette scavate dentro le montagne. Le salite non sono facili e spesso assumiamo qualche portantino e aiutante che ci renda un poco più lieve la salita e che eviti di farci capitombolare giù dal burrone! In cima troviamo sempre un sacerdote ortodosso ad accoglierci nella sua minuscola chiesetta circondata da qualche piccolo fazzoletto di terra coltivato. Le chiesette sono spesso affrescate con le storie degli eremiti e dei santi, tanti teli e tappeti, poca gente. Qualcuno ogni tanto giunge in visita e porta al sacerdote doni cibarecci che sembrano essere particolarmente apprezzati.

La custode di uno dei templi inerpicati nelle montagne del Tigray.

Le chiese rupestri nel Tigray sono circa 120. Alcune di queste chiese risalgono addirittura all’VIII secolo. All’interno hanno quasi tutte una pianta circolare e sono illuminate dalle sole candele e piccolissime finestre spesso oscurate. Il cuore della chiesa è per tutte una copia dell’Arca dell’Alleanza, invisibile ai visitatori e quindi coperta da teli.

“L’inaccessibilità di molte di queste chiese ha due spiegazioni, una mitica e una religiosa. La leggenda racconta che una regina voleva sradicare il Cristianesimo dall’Etiopia andando in giro per il paese bruciando tutte le chiese che trovava (in alcune chiese si vedono delle bruciature sui soffitti). Iniziarono, quindi, a costruire in luoghi difficili da raggiungere, nascosti, così che la Regina non potesse bruciare le chiese. Un’altra spiegazione, quella religiosa, è che per arrivare al luogo sacro bisogna purificarsi, diventare tutt’uno con la natura, e quindi con Dio, e solo credendo in Lui e fidandosi del fatto che guiderà i fedeli nella difficile salita alla Sua Casa, si può raggiungere la chiesa. E allo stesso modo si può tornare indietro.”[1]

Veduta della valle dall’ingresso di una delle chiese tigrine.

Quando finalmente si arriva sulla cima di queste montagne la sensazione è quella dello smarrimento e del ritrovarsi allo stesso tempo. Tutto tace, ma a riempire le nostre anime subentra la vista di intere vallate, aride in questa stagione, che si perdono fin oltre l’orizzonte. Conquistare l’ingresso di una chiesa rupestre del Tigray ha in effetti molte similitudini con i percorsi di espiazione e purificazione a cui fanno riferimento gli storici. Sembra di poter realizzare i propri desideri, sembra di poter ricominciare da capo; e con la discesa (anche questa a picco sotto al sole), ci si porta indietro qualche tassello in più su noi stessi e sulla storia del mondo.[2]

 

Lasciamo quindi la regione del Tigray per entrare in quella Amhara e poi Oromo (comprenderò la descrizione della città di Axum nella parte “storica” per esigenze di scrittura anche se fa parte della regione del Tigray).

[1] https://www.viaggionelmondo.net/33139-chiese-tigrai/

[2] Per approfondire: http://www.andreasemplici.it/wp/index.php/category/chiese-rupestri-del-tigray/

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Showing 2 comments
  • Beppe Mion
    Rispondi

    Ciao!!!! Belle foto…il Tigray già fatto!!Ma la foto all inizio è la Dancalia…Dallol

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